Partita IVA nutrizionista e dietista: forfettario 2026

Il biologo nutrizionista e il dietista possono aprire la partita IVA in regime forfettario se nell’anno precedente hanno incassato non più di 85.000 €: il reddito si calcola applicando il coefficiente del 78% ai compensi e si paga un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività. La differenza tra le due professioni sta nella previdenza: il biologo versa all’ENPAB, il dietista alla Gestione separata INPS. Questa guida ti dà il quadro generale; per la tua situazione il riferimento è il commercialista.
Biologo nutrizionista e dietista: cosa cambia
Sono due professioni sanitarie diverse, con ordini e casse diverse.
| Biologo nutrizionista | Dietista | |
|---|---|---|
| Ordine | Ordine dei Biologi (FNOB) | Ordini TSRM e PSTRP |
| Cassa previdenziale | ENPAB | Gestione separata INPS |
| Contributi principali | Soggettivo 15% + integrativo 4% + maternità | 26,07% del reddito (2026) |
| Regime fiscale possibile | Forfettario o ordinario | Forfettario o ordinario |
Il fisco è lo stesso per entrambi: cambiano solo i contributi.
Chi può usare il regime forfettario nel 2026
I requisiti principali, previsti dalla legge 190/2014 e riepilogati dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 32/E del 2023, sono:
- compensi fino a 85.000 € nell’anno precedente;
- uscita immediata dal regime nell’anno in cui superi 100.000 €;
- redditi da lavoro dipendente o pensione non oltre 35.000 € nell’anno precedente: la soglia, alzata da 30.000 €, è stata confermata per il 2026 dalla legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), come riporta Fisco7; il limite non si applica se il rapporto di lavoro è cessato;
- spese per collaboratori e dipendenti non oltre 20.000 € lordi.
Ci sono altre cause di esclusione (per esempio alcune partecipazioni in società): verificale con il commercialista prima di aprire.
Come si calcolano le imposte
Il coefficiente di redditività del 78%
Nel forfettario non deduci le spese reali. Il reddito si calcola applicando ai compensi incassati un coefficiente fisso, che per le attività professionali e sanitarie è del 78% (allegato 4 della legge 190/2014). Su 40.000 € incassati, il reddito è 31.200 €.
Imposta sostitutiva: 15% o 5%
Dal reddito togli i contributi previdenziali versati, che sono deducibili, e su quello che resta paghi l’imposta sostitutiva:
- 15% in via ordinaria;
- 5% per i primi cinque anni se avvii una nuova attività e: non hai esercitato attività professionale o d’impresa nei tre anni precedenti; la nuova attività non è la prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo precedente (il tirocinio obbligatorio non conta).
IVA e marca da bollo
Nel forfettario non applichi l’IVA. Sulle fatture sopra 77,47 € senza IVA va la marca da bollo da 2 €, che puoi riaddebitare al paziente.
I contributi del biologo nutrizionista: ENPAB
Secondo il regolamento di previdenza dell’ENPAB:
- contributo soggettivo: 15% del reddito professionale netto, con la possibilità di versare di più (fino al 36%);
- contributo integrativo: 4% dei compensi, che addebiti in fattura al paziente e versi all’ENPAB;
- contributo di maternità: un importo fisso annuo;
- contributi minimi: ci sono un minimo soggettivo e un minimo integrativo, rivalutati periodicamente. Controlla gli importi aggiornati su enpab.it;
- riduzione per i giovani: chi si iscrive per la prima volta prima dei 30 anni può chiedere un minimo ridotto per i primi anni.
I contributi del dietista: Gestione separata INPS
Il dietista libero professionista non ha una cassa dedicata e si iscrive alla Gestione separata INPS. Per il 2026 la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 fissa:
- aliquota del 26,07% per chi non ha altra previdenza obbligatoria (24% per pensionati o iscritti ad altre forme);
- massimale di reddito di 122.295 €;
- minimale di 18.808 €: non è un contributo minimo da pagare, ma il reddito che serve per vedersi accreditato l’anno intero ai fini della pensione.
Non ci sono contributi fissi: paghi in proporzione al reddito. Puoi addebitare in fattura una rivalsa facoltativa del 4%, che però fa parte dei compensi.
Un esempio con i numeri
Stima semplificata con 40.000 € incassati in un anno, base dei contributi uguale al reddito forfettario (40.000 × 78% = 31.200 €) e contributi dedotti nello stesso anno. Nella realtà contributi e imposte si pagano con saldi e acconti, quindi i numeri si spostano da un anno all’altro.
| Biologo nutrizionista | Dietista | |
|---|---|---|
| Reddito forfettario (78%) | 31.200 € | 31.200 € |
| Contributi | 4.680 € (15%) + maternità | 8.134 € (26,07%) |
| Reddito imponibile | 26.520 € | 23.066 € |
| Imposta al 15% | 3.978 € | 3.460 € |
| Imposta al 5% | 1.326 € | 1.153 € |
| Resta, con il 15% | circa 31.300 € | circa 28.400 € |
| Resta, con il 5% | circa 33.900 € | circa 30.700 € |
Per il biologo il 4% integrativo è pagato dal paziente in aggiunta al compenso, quindi non riduce i 40.000 €. Per i minimi e il contributo di maternità aggiornati fai riferimento all’ENPAB.
Il numero da guardare è l’ultima riga. Se il tuo obiettivo è un certo netto, devi partire da lì per calcolare l’incasso lordo, e da questo il tuo scontrino orario: il metodo è spiegato in quanto guadagna un biologo nutrizionista.
Gli adempimenti da non dimenticare
- Apertura della partita IVA con il codice ATECO corretto e scelta del regime.
- Iscrizione alla cassa: ENPAB per i biologi, Gestione separata per i dietisti.
- Polizza di responsabilità civile professionale, obbligatoria per le professioni sanitarie.
- Preventivo scritto del compenso prima dell’incarico, come chiedono i codici deontologici.
- Fatture e ricevute con la marca da bollo quando serve, e verifica con il commercialista degli obblighi di comunicazione delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria.
Perché serve comunque il commercialista
Le regole cambiano con le leggi di bilancio e ogni situazione ha i suoi dettagli: un lavoro dipendente part-time, un’attività precedente, la convenienza del forfettario rispetto all’ordinario quando le spese sono alte. Questa guida, preparata da LazyNutritionist, serve a capire i numeri e a fare le domande giuste al professionista che ti segue. Andrea Larosa la usa con i nutrizionisti seguiti proprio per questo: prima di decidere i prezzi bisogna sapere quanto resta.
Se vuoi partire dai tuoi numeri, prova il calcolatore dello scontrino orario oppure prenota una consulenza gratuita.
Le domande più frequenti
Quante tasse paga un nutrizionista in regime forfettario?
Paga l’imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni, se ha i requisiti) sul 78% dei compensi, dopo aver dedotto i contributi versati. Con 40.000 € incassati, l’imposta è di circa 4.000 € al 15% o circa 1.300 € al 5% per un biologo, a cui si aggiungono i contributi ENPAB.
Il dietista deve iscriversi all’ENPAB?
No. L’ENPAB è la cassa dei biologi. Il dietista libero professionista si iscrive alla Gestione separata INPS, con un’aliquota del 26,07% per il 2026 se non ha altra previdenza obbligatoria.
Il nutrizionista in forfettario applica l’IVA?
No, nel regime forfettario non si applica l’IVA. Sulle fatture sopra 77,47 € va applicata la marca da bollo da 2 €.
Posso avere un lavoro dipendente e la partita IVA forfettaria?
Sì, se nell’anno precedente i redditi da lavoro dipendente o pensione non hanno superato 35.000 € (soglia valida per il 2026) o se il rapporto di lavoro è cessato. Ci sono però altri casi di esclusione, quindi conviene verificare con il commercialista.
Cosa succede se supero 85.000 € di compensi?
Se superi 85.000 € resti nel forfettario fino alla fine dell’anno e passi al regime ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 €, esci dal forfettario già nell’anno in corso.


